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Devo dire che prima mi facevo prendere maggiormente da qualsiasi evento. Permettevo al contesto di intaccarmi, disturbarmi, debilitarmi. Mentre adesso cerco un approccio differente: lasciare che tutto scorra, farlo scivolare come una goccia di rugiada che segue lo stelo. Inutile trattenere. Pensieri, emozioni, situazioni vengono assorbite da mente e corpo; possono restare e ammarcirlo, oppure risanarlo con la purificazione. Niente si costruisce se non si parte dall'armonia dei propri bisogni, iniziando a sentirsi. Spesso distaccandosi dal resto del mondo. Bisogna interagire con gli altri e scambiare opinioni e ideologie, senza però permettere di destabilizzare la propria quiete. Vediamo nell'altro il riflesso del nostro inconscio. Ciò che proviamo si manifesta nei rapporti umani. Se dentro di noi c'è ira, saremo più propensi ad arrabbiarsi. Se c'è inquietudine il confronto creerà dubbi. Ma se lavoriamo sull'equilibrio, la serenità, la consapevolezza, saremo inclini alla comprensione dell'altro. Non sono percorsi brevi e nemmeno scontati, non si ottiene il riconoscimento di sé schioccando le dita. Serve pazienza, investire il tempo nell'introspezione, nello scovare i desideri reconditi, i bisogni sostanziali. Sentirsi completi anche in piena solitudine. Occorre sano egoismo, per assecondare in primis ciò che in quel momento permette di stare meglio. Il corpo parla così come la mente e il cuore, impariamo ad accettarli, abbracciarli, sostenerli. Ad amarsi.
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