Regina gotica
Da ragazza amavo un sacco i colori, soprattutto il rosa così femminile e da principessina, addirittura immaginavo di sposarmi vestita di raso cipria, con coroncina e carrozza regale (stile Cenerentola). Avevo una visione del mondo, delle persone e soprattutto dell'amore completamente differente. Credevo che potesse esistere la coppia indistruttibile, che va avanti per tutta la vita e invecchiando insieme, si siede sul divano sfogliando album di ricordi. Poi qualcosa ha stravolto brutalmente ogni cosa e da allora mi sono trasformata lentamente. Tutt'oggi adoro i colori, ma non li reggo addosso a me. Mi piace il nero oppure il bordeaux, sentendomi a mio agio solo così. Ritrovo me stessa nel buio della notte, quando i sogni viaggiano alla velocità della luce per raggiungere le stelle, avvolti in sospiri speranzosi. Come una regina sfuggente mi rifugio nel castello, con ponte levatoio alzato, in difesa del mio regno. Forse in attesa di un qualche risveglio, sono dedita alle arti creative e dirigo l'attenzione su queste. Con il cuore stropicciato, l'anima vagante in altre dimensioni. Scrivo principalmente per liberare pensieri svolazzanti, come falene rinchiuse nel vetro di una lampada ad olio. Gli dono via di fuga, salvandole dal calore della fiamma del lumicino. Scrivere m'aiuta a fargli sbattere le ali, a farle librare a grandi altezze, oscillanti nel vento. Avvolta nel mio mantello di velluto nero, osservo dalla finestra il divenire dei giorni, cogliendo il meglio in ognuno di essi. Intanto il tempo non si arresta, proseguendo inesorabilmente la sua danza senza alcuna sosta. E m'invita a piroettare in questo lento valzer dell'esistenza, sulle note misteriose di una musica in continuo arrangiamento.
"Somiglio la Dea della luna,
la piccola Dea della luna
che scende la notte dal ponte del ciel.
(E affascina i cuori)
E li prende e li avvolge
in un bianco mantel
E via se li reca
negli alti reami..."
(Madama Butterfly, Puccini)
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