Le notti in teatro

Le prove luci sono un qualcosa di veramente surreale. Il teatro si spopola e restano solo gli 'addetti ai lavori': i tecnici, la regia ed i figuranti prescelti (in genere 2). La platea è completamente buia, ti ritrovi sul palco ad eseguire movimenti scenici impartiti da una voce al microfono che proviene da interlocutori dai volti invisibili, seduti sulle seggioline. A volte capita di dover stare ore fermi immobili, con luci proiettate addosso che cambiano di continuo. Arrivi a tarda notte, spesso anche fino al sorgere del sole, tutto dipende dalle scelte registiche. In quel momento ti senti stanchissima, spesso hai perfino freddo, nonostante sia piena estate, perché l'umidità ti si attacca addosso come una seconda pelle; desideri solo tornartene a casa per sdraiarti nel tuo comodo lettino. Ma solo ripensandoci a cosa fatta, rivivi l'intensità di quelle notti. Quando hai finito scendi le scale dietro le quinte, con i tuoi passi che rimbombano pesantemente, percorri gli spazi deserti riservati al personale di scena, nell'isolamento più totale, arrivi alla macchinetta del caffè, selezionandoti una bevanda calda, in genere scelgo la cioccolata per tirarmi sù. Ed è lì che il teatro lo senti veramente tuo: nella sua vera essenza, nel silenzio, nella solitudine. Quando girandoti intorno sei solo tu e lui, faccia a faccia, senza nessuno che ti disturbi: lo assapori, lo respiri, lo vedi per ciò che è, sia fuori che dentro. Quest'anno poi, grazie alla scenografia particolare di un'impalcatura alta 13 metri, ho avuto la possibilità di una vista panoramica davvero mozzafiato: da un lato il lago 'nero' illuminato dalla luna e le stelle, dall'altro le sagome delle montagne con le piccole lucette delle abitazioni e lampioni; e la platea mai vista da quella prospettiva, sembrava quasi una miniatura, mi pareva di volare sul mondo. Ho conquistato l'attico e vinto a pieni voti la mia paura delle vertigini, poiché ogni limite, per giusta causa, si può sempre superare. Qualsiasi cosa che ha a che fare con il palcoscenico, mi inebria ed entusiasma, ed ogni volta è come se fosse una novità, perché anche se già fatta non è mai la stessa. Rara, superlativa, impagabile, un vero privilegio aver potuto vivere ogni esperienza. Un bagaglio ricchissimo di ricordi che resta, dal valore inestimabile, come pietre preziose incastonate nell'anima. L'arte è fondamentale per noi teatranti inquieti, con il bisogno di impersonificare i sogni nei vari personaggi interpretati, materializzandoli nel reale. Un gioco dalla fantasia nella testa, alla realizzazione nella pratica. "The show must go on".

Commenti

Post popolari in questo blog

Manon Lescaut

Immersa

Antigravità