Isola dispersa

Approdata su di un'isola sperduta mi guardo attorno cercando fonti di vita all'orizzonte. La vista va al di là di ogni traiettoria, scrutando in lungo e in largo. Niente pare nitido, non vi è certezza, ma questo posto sembrerebbe essere spopolato. L'ansia mi attanaglia, penso a come sopravvivere in una situazione del genere? Unica idea è camminare sperando di trovare soluzioni fattibili o qualcuno che possa aiutarmi. Intorno c'è sola desolazione, aridità e nessuna traccia di vita, è una terra disabitata. Inizio a realizzare che se non trovo una qualche strategia sarà impossibile andare avanti. Così dirigendomi verso le colline, riesco a rifugiarmi in una grotta scavata nella roccia, una vera fortuna, poi mi procuro dei frutti e inizio a cibarmi. Nei giorni a seguire apprendo il modo di coltivare e con i legni sparsi a terra studio la maniera ideale per rendere più accogliente la grotta diventata la mia casa. E capisco che non si può avere dall'esterno ciò che manca dentro. Soltanto io posso salvarmi e colmare i miei vuoti, riparandomi, accettandomi, ricercando la vera me che trema nascosta dentro alla grotta e ha paura di farsi trovare. Di mostrare quella parte più sensibile e profonda, forse la migliore, l'essenza dell'anima.

Commenti

  1. Non aver paura di quella parte che trema: non è una debolezza, è il segnale che lì dentro c’è la tua autenticità, la tua sensibilità più vera. È proprio lì che si trova la forza di costruire, di accettarsi e di andare avanti.
    La salvezza che hai raccontato non è un evento improvviso, ma un percorso: giorno dopo giorno puoi continuare a coltivare non solo i frutti immaginati del tuo racconto, ma anche quelli reali della tua vita. E, anche se hai compreso che non tutto può arrivare dall’esterno, non dimenticare che permettere agli altri di vederti e starti accanto non toglie nulla al tuo valore, anzi: può arricchirti.

    In questo viaggio di sopravvivenza e di scoperta di te stessa, però, si avvertite anche un’assenza: come se il percorso che racconti non fosse soltanto un cammino verso te stessa, ma anche un tentativo di riallacciare, almeno dentro di te, quel filo con chi ora non c’è.

    Una osservazione che posso fare leggendoti e di non vivere questa assenza come un vuoto che ti paralizza, ma come una presenza che ti ha già lasciato una traccia, un’impronta che può accompagnarti anche adesso.
    Ritrovare quella persona non significa necessariamente riportarla indietro nella tua vita concreta, ma iniziare a parlarci eliminando il vuoto che si è generato, riconoscere che la forza e il supporto potrebbe offrire (o che ti offriva) possono continuare a vivere dentro di te, e guidarti.

    Quando scrivi “non si può avere dall’esterno ciò che manca dentro”, viene da pensare che forse quello che manca non è davvero perso: lo hai assimilato, lo porti dentro, anche se non te ne accorgi sempre. Il cammino che descrivi, con la grotta che diventa rifugio e con i frutti che impari a coltivare, è anche il modo in cui puoi ricreare, con le tue mani e con il tuo cuore, quel sostegno che in questo momento ora ti manca.

    Non è un processo immediato: ci saranno giorni in cui ti sentirai nuovamente smarrita, come appena approdata sull’isola. Ma ci saranno anche momenti in cui ti accorgerai che sei capace di fare ciò che prima facevi anche grazie a quella persona: allora capirai che lei/ lui continua a vivere attraverso la forza che ti ha trasmesso.

    Non lasciare che la distanza diventi definitiva: se quella persona ha contato davvero, se il suo supporto ti manca, forse vale la pena compiere il gesto di riallacciare i rapporti. Anche solo con un messaggio, una parola semplice, un segno che dica “ci sei ancora dentro di me”. Non significa cancellare ciò che è successo o dipendere di nuovo, ma riconoscere che certi legami profondi, quando sono veri, meritano una seconda possibilità di rinascere.

    Tu stai già coltivando la tua forza interiore, lo hai dimostrato. Proprio per questo oggi sei nella posizione giusta per provare a riaprire un varco anche verso chi ti ha accompagnata: non come bisogno disperato, ma come scelta consapevole.

    A volte, riallacciare un filo che si pensava spezzato non solo ridona respiro al cuore, ma rende l’isola meno deserta.

    Probabilmente la tua isola non è esattamente disabitata, probabilmente non sei nemmeno solo te in questo caso ad avere una condizione simile, ognuno naturalmente la vive a modo suo ma l'impressione che personalmente ho avuto e che tu sia la metà di una mela, metaforicamente parlando..

    Mi ripeto dicendoti ancora una volta che la vera "te che trema" non è debole, ma è la parte più autentica e vulnerabile di te, la stessa che ha avuto il coraggio di affrontare l'isola deserta e di iniziare a costruirci sopra per accogliere quella parte e prendertene cura. È l'essenza della tua anima, e la sua bellezza non ha bisogno di essere capita da nessun altro se non da te.

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    1. Il mio spazio infinito9 settembre 2025 alle ore 19:23

      Ciao... Hai fatto un' attenta riflessione del mio scritto, certe cose le hai pienamente comprese altre, a mio avviso, meno, ma è normale sia così, scrivendo sotto "metafore" ognuno può interpretare a modo suo il contenuto. Il percorso di ricostruzione l'ho iniziato già da qualche tempo e proprio per questo mi sono abituata a cavarmela da sola. I vuoti di cui parlavo sono generici, parto anche dalla mia infanzia, dal mio vissuto da piccola per proseguire fino ad oggi, alla fine ciò che siamo oggi dipende molto anche dalla famiglia che abbiamo avuto ieri. Credo sia quasi impossibile sentirsi completamente pieni, ma non per questo mi arrendo, non è mia abitudine farlo. Per il resto ho avuto troppa sofferenza per riallacciare rapporti, ormai ho imparato a proseguire da sola, sempre generalizzando. È vero gli altri possono arricchirti, come derubarti. Non saprei nemmeno più da che parte cominciare. Comunque ti ringrazio per l'intensità del tuo commento.

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    2. Ciao! Sai non credo sia una questione di cavarsela oppure no ma di come si intravede la propria situazione. Dal punto di vista che ho dato alla lettura è quello che ho descritto e come lo vedo, ma meglio di te non c'è nessuno che possa diciamo dare una osservazione.

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  2. Consapevolezza di se;
    Energia ed esperienza,talvolta paura e insicurezze che è normale;
    Una donna che migliora e tende verso l'immenso
    By Marcio Gonzalez.

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    1. Il mio spazio infinito9 settembre 2025 alle ore 19:29

      Qualsiasi cambiamento o passo in avanti, provoca paura perché si sa ciò che non conosciamo ci spaventa. Però è anche adrenalina e voglia di vivere per scoprire cosa il futuro riserverà. Il viaggio è comunque meraviglioso. La scoperta di sé non è scontata e richiede accurata attenzione, coraggio di accarezzarsi e guardarsi dentro, anche nei punti più oscuri che vorremmo soffocare. Come si dice: "fare pace con i propri demoni"...Grazie Marcio Gonzalez

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    2. Un giorno, mentre la dea Persefone sta raccogliendo dei fiori in un prato, la sua bellezza attira l'attenzione di Ade, il cupo e solitario dio degli inferi.
      Ade si innamora perdutamente di lei e, con il consenso di Zeus, crea una voragine nel terreno e la rapisce, portandola nel suo regno sotterraneo per farla sua sposa.
      Con il passare del tempo e la mancanza di questa dea, la natura inizia a creare una carestia, Zeus interviene, ordinando a Ermes che è il messaggero degli dei, di scendere negli inferi e chiedere ad dio Ade di restituire la dea Persefone.
      Ade acconsente, ma c'è una condizione da rispettare, Persefone ha mangiato alcuni chicchi di melograno (simbolo del matrimonio e della fertilità) mentre si trovava nel regno dei morti, e per questo motivo non può più lasciarlo per sempre.
      Chi assaggia il cibo degli inferi, è destinato a rimanervi, quindi dovrà fare ritorno, in questo modo si creò il ciclo delle stagioni.
      Il compromesso è stato che Persefone passerà una parte dell'anno (la più grande, nove mesi) sulla terra, e la restante parte (tre mesi) con il suo sposo Ade negli inferi.
      Direi un rapporto.. in cui fare pace con i propri demoni potrebbe essere una alternativa sensata, naturalmente ogni riferimento è puramente casuale, una donna che migliora e tende verso l'immenso.. non deve mangiare i chicchi di melograno perchè il suo immenso in alternativa comprenderà anche quella terra che non può lasciare perchè così prevedeva la condizione.

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    3. Il mio spazio infinito16 settembre 2025 alle ore 17:18

      Direi un giusto compromesso per dare continuità alla vita che passa anche attraverso le stagioni, poiché la natura per sopravvivere ha necessità di: sole e pioggia, caldo e freddo. Di ricambiare le foglie in autunno e sigillarsi nel gelo dell'inverno. Per poi rinascere nei suoi fiori a primavera, cogliendo infine i frutti estivi.

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    4. La visione interpretata cosi consolerebbe, porta a un equilibio perché ricorda che anche nei momenti più duri c’è già, silenziosamente, la promessa di una nuova fioritura.
      Il problema che le stagioni sono mutevoli e non sono più le stagioni ma sembra quasi che si adattino, però cosi facendo sconvolgerebbero la natura stessa.
      A volte ci penso anche io che dovrei fare pace con i miei di demoni poi mi ricordo che non sono Penelope. Forse dovrei fare pace con me stesso, altre volte ci penso e penso che non ci ho litigato.

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